mercoledì 20 maggio 2015

NON C'E' PIU' RELIGIONE ORNITICA! CINCIARELLA PORTA AI NIDIACEI PEZZI DI CILIEGIA! :D




Stamattina ho girato un po' di video alle cassette-nido e vi mando in anteprima una foto sconvolgente, da non crederci!


Durante i dieci minuti di riprese alla cassetta "Foglia 01", del '95 (la mia prima cassetta-nido, come voi tutti sapete) una Cinciarella (Cyanistes caeruleus) porta più volte ai nidiacei dei pezzi di ciliegia!
Oh cinciarelle???! Ora siete diventate frugivore??? C'è da riscrivere qualche manuale...
Presumo che lo faccia per dissetarli, date le condizioni di caldo over 30°. Voi che ne pensate?





Sante Cericola, 20.05.2015 
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Blog da citare


Testo e Foto di Sante Cericola



mercoledì 13 maggio 2015

ORCHIDEE E GESTIONE DELL'ULIVETO – NO AL DISERBO!!!



Orchidee in uliveto che non viene zappato da 21 anni: a tutti gli effetti si creano le condizioni di un prato stabile che ospita tante comunità di erbe selvatiche quante sono le varie condizioni di umidità, tipologia ed esposizione del suolo.

Per garantire la conservazione delle orchidee nei prati stabili coltivati, come l'uliveto in esame, da cui le foto allegate, è preferibile sfalciare non prima di metà giugno o comunque dopo il disseccamento naturale delle orchidee. 



In Abruzzo tutte le orchidee, dalle più comuni alle più rare, sono specie protette, di cui è vietata la raccolta e la distruzione.


In foto, in ordine, scendendo: Orchis italica (1 solo esemplare – mai visti prima in zona), Ophrys apifera (circa 15 esemplari trovati 0,25 ettari dell’uliveto), Orchis purpurea, specie ben più comune (più di 40 esemplari in 0,25 ettari di uliveto).











Pensate a chi diserba gli uliveti e i campi coltivati ed elimina tutto il potenziale floristico locale creando quello sterile effetto di campo nudo-terra bruciata…Ora pensate che il diserbo si sta diffondendo tantissimo negli uliveti e vigneti: intere aree si stanno impoverendo di flora e fauna e lo vedete poi nelle poche specie di insetti presenti e nella densità sempre più esigue delle poche specie di uccelli nidificanti. 

NO AL DISERBO! MENO CHIMICA C’E’ IN AGRICOLTURA E PIU’ C’E’ VITA, ALTA BIODIVERSITA’...E SALUTE UMANA!




COME GESTIRE UN ULIVETO IN MODO PIU' NATURALISTICO? E LA PRODUTTIVITA' VIENE INFLUENZATA?



Nella gestione dell'uliveto (e dei frutteti in generale) l'attenzione sta nel periodo degli sfalci e nell'evitare erbicidi e pesticidi . Non si tratta di lasciare il terreno abbandonato ma semplicemente e solamente sfalciato meccanicamente o col decespugliatore, dopo le sfiorite della maggior parte delle specie, di solito a fine giugno. Se si ha esigenza di tagliare l'erba per la ricrescita esuberante a causa della concimazione, una buona pratica è tagliare solo per un raggio di circa 2 metri attorno ad ogni pianta di ulivo e rimandare lo sfalcio a raso su tutto il terreno al termine di tutte le fioriture di tutte le piante di campo (se necessario), così da prolungare i servizi ecologici che un ecosistema a prato offre agli animali. 

Il massimo sarebbe effettuare lo sfalcio sotto le piante e tagliare tutto il resto a fine settembre, inizi ottobre, di modo da avere l'erba tagliata solo per posizionare le reti per la raccolta delle olive.

Nel mio uliveto semplicemente con la gestione degli sfalci, da ormai 21 anni, c'è un patrimonio di biodiversità vegetale (e di conseguenza animale) che non ha eguali in tutta la zona. Si è creato un effetto "rifugio" e "serbatoio" per molte specie ormai rare o sparite nell'agricoltura industriale. 

La produzione dell'uliveto non è influenzata in modo significativo. Ciò che influenza la produzione sono i cicli naturali delle piante, legati agli eventi meteorologici e alla concimazione, di cui si devono evitare gli eccessi e gli scoli sul resto del terreno perché la nitrificazione del terreno tende a banalizzarlo in termini di numero di specie vegetali: se ne avvantaggiano poche specie e molto diffuse...In fine, la pratica del non zappare-fresare gli uliveti è quella sostenuta dalla maggior parte degli agronomi. Per chi volesse non rinunciare alla fresatura, basta effettuarla, molto superficiale, solo attorno alle piante d'ulivo. 


Blog da citare:


[Sante Cericola, 12maggio2015, gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/119981468560/?fref=ts]


CericolAmbiente&Natura sostiene l'agricoltura naturalistica e biologica e offre la sua consulenza per lo studio e la conservazione della biodiversità, fornendo tra le altre, anche le modalità di gestione dei campi coltivati e dei giardini, atte a conservare la biodiversità. 



Testo e foto di Sante Cericola

martedì 28 aprile 2015

MIGLIORAMENTO NATURALISTICO DI UN GIARDINO POVERO, DI SOLA ERBETTA



Negli ultimi anni, al fine di migliorare naturalisticamente il mio prato di sola erbetta, ho prodotto le seguenti operazioni ed il risultato è che, per un lembo piccolissimo di territorio, ho creato delle condizioni che matureranno sempre più negli anni e che favoriranno la ricerca del cibo da parte degli uccelli insettivori, frugivori e semivoli; inoltre le siepi informali di piante autoctone che cresceranno forniranno altro cibo, rifugio, sito di sosta ad uccelli e piccoli mammiferi come il riccio ed il prato, nella parte lasciata al naturale, a fronte delle 3 specie di tre anni fa, delle circa 10-12 specie attuali, si arricchirà sempre più di piante che seppur comuni nel territorio, sono tuttavia utili agli insetti e agli uccelli.





Cosa ho fatto?

1 – Ho favorito la sostituzione naturale dell’erbetta con piante spontanee, educate allo sfalcio, rimpicciolite negli anni.

2 – L’anno scorso ho piantato: una siepe di un arbusto autoctono utilissimo agli uccelli, il Biancospino (Crataegus monogyna); una siepe di Alloro selvatico (Laurus nobilis) recuperando plantule destinate ad essere sfalciate, in campagna; una siepe di 5 piante di Rosmarino.

3 – Tre anni fa ho piantato un ciliegio; sull’altro lato del prato l’anno scorso ho piantato 2 Berrette da prete (Euonymus europaeus), piante selvatiche ottenute da seme.


4 – Lo sfalcio del prato l’ho ritardato nel tempo, per mantenere al massimo le fioriture, soprattutto quelle di piante selvatiche che producono nettare come il Soffione (Taraxacum officinale) ed altre.


5 – Proprio per conservare una parte delle fioriture e mantenere lembi con piante selvatiche, ho fatto uno sfalcio differenziato: dopo aver selezionato le aree del prato più ricche di specie selvatiche, ho lasciato quelle parti senza passarci con il tagliaerba. Eventuali futuri sfalci estivi di queste aree le farò ad un’altezza di minimo 25 cm.


6 – Non faccio uso di nessun tipo di prodotto chimico fitosanitario ma solamente di rimedi casalinghi innocui: quando ad esempio i piccoli biancospini piantati l’anno scorso, sono stati colpiti dal mal bianco, li ho nebulizzati con semplice bicarbonato e acqua ed ho bloccato sul nascere l’attacco dell’oidio.


7 – Ho istallato sul prato una mangiatoia per uccelli selvatici, che rifornisco nel periodo invernale, oltre che una cassetta-nido nelle immediate vicinanze, abitata da una coppia di codirossi che catturano anche i vari insetti che si involano dal prato non sfalciato.



Una delle piantine di Alloro della siepe piantata nel 2014.

Una delle piantine di Biancospino, della siepe piantata nel 2014.


COSA DEVO FARE ANCORA: far ricoprire il muretto dello scivolo che porta al garage con delle piante d’edera (Edera elix, specie nominale, non cultivar); vorrei piantare ancora un profumatissimo e bellissimo alberello autoctono: l’Orniello (Fraxynus ornus).


ALCUNE FOTO

Ecco di seguito una carrellata di foto dello sfalcio conservativo del prato e le siepi di Biancospino e Alloro ai margini, piantati l'anno scorso. (Il testo continua sotto, dopo le foto).












COSA HO FATTO DA 20 ANNI A AD OGGI ATTORNO CASA



Su un lembo di terreno affianco ad un muretto, circa 15 anni fa ho seminato il rustico e spinoso Prugnolo (Prunus spinosa): ora è una bella siepe fruttifera che assieme ad altri alberi ed arbusti autoctoni, un orniello, vari sanguinelli (Cornus sanguinea), due alberi di alloro (Laurus nobilis) e vari alberi da frutto, utilizzando la tecnica dello sfalcio conservativo di lembi di vegetazione erbacea ed ammucchiando le potature, mai bruciate, assieme ad un rifugio per ricci, varie cassette-nido e ad uno stagno, contribuiscono a mantenere alta la ricettività faunistica attorno casa mia. Ma tutto questo sarà oggetto di un altro, futuro post!



Spero che questi miei consigli possano ispirare qualcun altro a migliorare naturalisticamente il loro giardino povero di alberi, arbusti, rampicanti…e piccoli animali selvatici! Per qualsiasi delucidazione o consiglio, contattatemi!



[Sante Cericola, 28.04.2015 – Fonte da citare: Sante Cericola - http://aiutiamolanaturasecondonatura.blogspot.it/2015/04/miglioramento-naturalistico-di-un.html].


CericolAmbiente&Natura sostiene il miglioramento naturalistico dei giardini, delle aree verdi, dei campi coltivati e offre la sua consulenza per lo studio e la conservazione della biodiversità, fornendo tra le altre, anche delle linee guida di gestione dei giardini, delle aree verdi, dei campi coltivati, atte a conservare la biodiversità. 



Testo e Foto di Sante Cericola


sabato 25 aprile 2015

LA PRIMA E L’ULTIMA CASETTA NIDO PER UCCELLI



LA PRIMA...



Nella foto sopra vi presento, nostalgicamente, per chi non se la ricordasse in vecchi post, la mia prima cassetta-nido, il mio primo tentativo, un po’ affidato alla casualità di allora, di realizzare una casetta nido per uccelli selvatici senza ancora aver alcuna cognizione tecnico-scientifica della cosa…Appesa ormai nel lontano marzo 1995, dopo 20 anni e l’ultimo restauro di quest’inverno (solo il tetto non è origine), sta ospitando una coppia di cinciarelle. Per decenni ha ospitato solo codirossi: nel suo ventennale la “Foglia 01” come la chiamo, dal marchio a fuoco che le ho impresso sulla facciata, ancora leggibile, festeggia con le cince! :D


...E L'ULTIMA CASSETTA-NIDO




Nella seconda foto sopra vi presento l’ultima mia cassetta-nido, un prototipo integralmente costruito con pannelli di recupero da 27mm di spessore, del tipo giallo per le armature da carpenteria, sverniciato. Questo tipo di “listellare” è formato da uno strato interno di lamellare ricoperto esternamente in ognuna delle due facce da un altro strato esterno di pannellatura, a fibra incrociata con la sottostante. Per l’occasione ho usato ganci a leva (non il classico sistema gancio-occhiello) per rendere ispezionabile il tetto. Nel suo battesimo la “TM01”, datata 02 febbraio 2015 (giorno dell’istallazione), sta ospitando una nidificazione di Passera mattugia ;)


[Sante Cericola, 25.04.2015 – Gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/119981468560/?fref=nf].







lunedì 20 aprile 2015

GIARDINO VERTICALE CON CASSETTE NIDO!



Stasera, intento a fare una raccolta fotografica delle cassette-nido e bat box viste nei giardini, nei parchi, lungo le strade e anche trai grattacieli (O_o) di Londra nel 2014, rivedendo una foto che avevo scattato ad un edificio col giardino verticale, ad un margine di Hide Park, ho notato che quelle macchie rosse tra le piante sono cassette-nido! :D









 [Sante Cericola, 20.04.2015 – Gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/119981468560/?fref=ts]



mercoledì 15 aprile 2015

NIDI ARTIFICIALI PER BALESTRUCCI




Premesso che la tutela dei nidi è irrinunciabile e che la loro distruzione è un reato, io i balestrucci li aiuto con queste strutture artificiali che mi diletto a costruire: sono quarti di sfera chiusi, dimensionalmente adatti al Balestruccio (Delichon urbicum), sia come volume interno che come foro d'ingresso. Li ho realizzati in cemento e altri materiali "leggeri" (argilla espansa e segatura); il cemento è armato con rete metallica legata alle staffe con cui ho avvitato (e posso svitare per la pulizia) la struttura ad una base di legno lamellare di 1,8 cm di spessore. 






Quest'anno ne ho realizzate alcune coppie come quella in foto. Se a qualcuno ne serve qualcuna, non ho trovato posti sufficienti dove appenderle e me ne sono avanzate alcune coppie. 




Negli anni ho notato che simili strutture si prestano ottimamente a rimpiazzare i nidi naturali malauguratamente tolti dall'uomo per le più svariate cause (ristrutturazioni degli edifici in primis): in questo caso li colonizzano subito; in altri casi, dove ci sono i nidi naturali, sono serviti ad aumentare il numero di nidificazioni; nel caso in cui c'è l'ambiente idoneo ma per il tipo di intonaco (liscio e senza cornicioni che fungano da basi d'appoggio) non riescono a fissare l'impasto di fango al muro, sono l'unica soluzione, a meno che non si renda l'intonaco del sottotetto o sotto balcone ruvido e grossolano o non si mettano mensole o sporgenze utili a far "appoggiare" inferiormente la struttura naturale e a rendere più "ruvido" e a grana grossa l'intonaco. [Sante Cericola, 15.04.2015]. 

lunedì 30 marzo 2015

DANNI DA PICCHIO ALLE CASSETTE NIDO E ALLE BAT BOX IN BOSCO



AHHH PICCHIO PICCHIO...DI TANTI ALBERI...SE CI FOSSE STATO UN ALBERO SECCO IN ZONA MAGARI NON SAREBBE SUCCESSO...



PREMESSA 



I picchi svolgono la loro naturale azione sul legno morto. Quindi l'esperienza qui riportata non vuole in nessun modo essere una forma di "accusa" o di intolleranza verso animali utilissimi e oltretutto tutelati dalla normativa, come lo sono tutti i Picidi, la famiglia dei picchi. Ogni naturalista e amante della natura che si rispetti ha appena letto cose ovvie ;)



SU UNA BAT BOX IN BOSCO 


Ecco il "prima" (dicembre 2011) e il "dopo" (marzo 2015) di una grossa bat box visitata da un Picchio rosso maggiore. Le perdite a causa dei danneggiamenti da picchio, sia sulle bat box che sulle cassette nido per uccelli, sono da mettere in conto, fanno parte del gioco.  ;)  Infatti se in bosco per impedire ai ghiri o agli scoiattoli di allargare il foro d'ingresso, appare efficace porre la cosiddetta piastrina metallica antipredazione, per i danneggiamenti da picchio non si può far nulla...a parte, utopisticamente, blindare tutta la struttura (magari un giorno farò una cassetta-nido con una speciale blindatura che non sconvolga le caratteristiche termiche del legno...un'idea già ce l'ho). :D



IL "PRIMA" - Grossa bat box istallata a dicembre 2011 in bosco.


IL "DOPO" - Grossa bat box istallata a dicembre 2011 come appare a marzo 2015 dopo il danneggiamento di un Picchio rosso maggiore.


IL "DOPO" - Particolare dei fori di Picchio rosso maggiore sulla bat box.




SU UNA CASSETTA-NIDO PER CINCE IN BOSCO




Nella Foto 1 vedete come poteva apparire la cassetta-nido per cince della Foto 2 fino a novembre scorso (non è la stessa della Foto 2 ma è del tutto simile). Nella Foto 2 vedete come si presentava a fine marzo 2015. Ora, a parte la discutibile realizzazione (struttura esile con tavole sottili e assemblaggio con ridicoli chiodini, di cui vedete la “fine” nella Foto 2), noterete la classica forma a U del foro allargato dai picchi (nel caso in esame il Picchio rosso maggiore) che comunque appare (nella foto non si nota bene) scheggiato e certamente senza più "fini" bordi (non scheggiati) e con le tracce degli incisivi degli scoiattoli o dei ghiri.


FOTO 1


FOTO 2



Sante Cericola, 30.03.2015
Fonte: gruppo Facebook